La lavorazione veniva fatta a mano; con un lungo bastone simile al matterello si creava un disco sottile di pasta e si lasciava la sfoglia ad asciugare, ben distesa, sul letto infine lo si tagliava, a strisce sottilissime, adoperando un particolare coltello con lama consumata adatto allo scopo. In prossima delle feste religiose, in molte famiglie, si usava preparare i tagghjarini anche per offrirle, in segno di cortesia e rispetto, al medico del luogo; a tal proposito racconta un aneddoto che un antico medico detto DON GIOVANNI apprezzasse tanto i tagghjarini di Caroni da rifiutare quelli fatti in altri paesi. Questo prodotto è stato sempre radicato nella cultura gastronomica caronese tanto che intorno alla fine degli anni ottanta un gruppo di giovani del posto, decise di realizzare la prima sagra di tagghjarini fu una delle prime del comprensorio limbadese ed ebbe la prerogativa, oltre che richiamare l'attenzione di molte persone, di dare, l'avvio, facendo da MADRINA, a tutta una serie di iniziative gastronomiche che si concretizzavano nei paesi circostanti.
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